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Archive for fantastiquer

Flash-mobbing??

Ralph Nader
Non ho ancora capito se la polemica Luttazzi-Grillo è un buon segno o l’inizio della fine.

Post Statico

E’ presto ma non capisco quanto presto.
Proprio l’altro giorno Ermanno Olmi si vantava di non portare mai orologi. Allora Fazio con la sua ridicola timidezza/deferenza chiede: Ma, scusi Maestro, ma quando ha un appuntamento, come fa?l mentre a mia mente visualizza fantozziane macchine timbra-cartellini con l’inizio di Time dei Pink Floyd in sottofondo, ma chi se ne importa in fondo è l’ennesimo regista italiano che si è bevuto il cervello.
Io non uso la sveglia. Una ce l’ho, è lì sul comodino ma devo cambiare la pila da tipo un anno e mezzo. Se ho bisogno di alzarmi prima di Lei metto la sveglia del cellulare. Quella pila mi scordo sempre di comprarla.
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Parent’ Snakepit

Prologo: Viso di un uomo molto anziano a letto. Il suo sonno è disturbato da alcune voci in sottofondo. Sono un uomo e una donna che litigano, in rumeno.
Dissolvenza ben studiata -flashback- le voci stavolta sono in spagnolo, lui da giovane in posa vicino al cartello “Cile” al confine con l’Argentina. E’ alto, il viso paffuto, quasi gonfio rispetto al resto del corpo atletico e ben proporzionato, un sorriso grande e sincero, gli stessi capelli sempre a spazzola.
Altra dissolvenza, il ritorno in Italia, le rimpatriate al paesino con la numerosissima famiglia, la terza laurea, il matrimonio con la compagna d’università elegante e intelligente dagli occhiali neri tondi.
Sonno sempre più tormentato, la voce cupa di una donna rumena in sottofondo.
La disperazione per l’impossibilità di avere figli, le gambe della donna di servizio degli ultimi quindici anni, la malattia della moglie, l’assuefazione all’irruenza delle due rumene assunte per badarla, l’amicizia intellettualmente stimolante con il cognato ex-sindaco, l’aggravarsi delle condizioni della moglie, il funerale e quella cinica sensazione di libertà, smettetela di litigare, gli sforzi per mantenere un’apparente tenore di vita elevato, una sfocata viuzza di Urbino nell’immediato dopoguerra.
Finalmente il suo sonno è tranquillo.


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Casioalties

Tanti anni fa io e la mia famiglia andavamo spesso in un paesino sperduto fra Ascoli e gli Appennini, a trovare un collega di mio padre e famiglia. Una trasferta frequente, una volta al mese più o meno, che io affrontavo controvoglia, mooolto controvoglia, per diversi motivi.
Innanzitutto la distanza da coprire era sì di soli trenta chilometri, ma degni di una speciale del campionato mondiale Rally, vista la presenza di tutte le tipologie di curve possibili (tornai a cavalcare questa deliziosa statale al tempo del servizio civile, ma questa è un’altra storia). Lo stile di guida aggressivo di mio padre non aiutava, e ricordo che salutai anzitempo la cena più di una volta fra quei tornanti.
Inoltre questo amico di famiglia aveva una figlia, mia coetanea, e la prospettiva di passare domenichepomeriggio® intere a giocare insieme non era esaltante. Per fortuna poi in realtà ci evitavamo a vicenda senza troppi patemi, e così mentre lei giocava con bambole e affini, io per lo più leggevo l’enciclopedia dei quindici e disegnavo, concedendomi d’estate qualche giro in bici.
Una domenica però, appena arrivato, vidi sulla scrivania della mia amichetta un’oggettino NUOVO nascosto da una custodia di pelle con su scritto Casio. Una calcolatrice gigante? Uno scacciapensieri extralusso? No, era la mitica Vl-Tone, la stessa tastierina bianca che avrebbe portato nell’olimpo delle meteore i tedeschi Trio.
Infinitamente più attraente (il display, i suoni, gli accompagnamenti!) e tecnologica (solo i giapponesi potevano pensare a una tastiera-calcolatrice) delle pianoline con cui avevo già avuto qualche esperienza, il feticcio bianco diventò il mio strumento-giocattolo preferito per parecchio tempo, regalandomi la desiderata evasione da quelle soporifere domeniche. Mi piacque così tanto che, forse nel tentativo di preparare il campo a un acquisto, chiesi alla madre della mia amichetta dove l’avesse comprata. Mi rispose: “Non l’ho comprata io… è un regalo di suo zio.”, e si girò per non farmi vedere che sul suo viso iniziavano a scendere le lacrime.
Scoprii solo molto tempo dopo che quella tastiera era l’ultimo regalo per la nipotina fatto dallo zio partito per il Libano, durante le operazioni militari dei primi anni ottanta, dalle quali tornò con la mente irrimediabilmente segnata dai troppi orrori a cui aveva assistito.
In questi giorni penso molto a quella tastierina e a quelle domeniche, e che forse sulla questione mediorientale ha ragione Scaruffi.

Contributo tardivo su tema iperabusato

Sì, proprio quello.
…after the jump… Continua »

Non sono necessari

Ci si confessa in piedi, ad un angolo della chiesa, o seduti su una sedia: non bastano i confessionali, e certamente non sono necessari.
I Focolari si incontrano ai Parioli, al Sacro Cuore Immacolato di Maria, e il clima è gioioso. A due passi da piazza Navona, invece, c’è il Movimento di Schoenstatt, nella basilica di Sant'Andrea della Valle. Qui l’italiano è quasi un optional, regna il tedesco e si respira aria internazionale. Il Rinnovamento dello Spirito Santo sceglie il Divino Amore, e la preparazione è intrisa di segni. Comunione e Liberazione si incontra a due passi dalla Stazione Termini, e la basilica di Santa Maria Maggiore registra il sold out: il popolo di CL è troppo numeroso, vario, semplice, indistinto. Regnum Christi ha l’altra grande basilica, quella di San Paolo fuori le mura, mentre a San Giovanni in Laterano si incontra il Movimento di Vita Cristiana. C’è il clima di sempre a Santa Maria in Trastevere, dove la Comunità di Sant’Egidio gioca in casa, stavolta arricchita da una numerosa presenza internazionale.
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Non dovevate però

C’è un momento, in tutte le cene di laurea, così come in molti compleanni e cerimonie in genere, in cui si recita.
Ok, in fondo si recita sempre nella vita, ma senza tirare in ballo Pirandello o teorie sull’uomo come attore sociale, diciamo allora che ci sono alcuni momenti in cui si recità MOLTO DI PIU’. Un esempio tipico è il momento dello scartamento dei regali.
In questi complessi rituali di scambio simbolico ed economico possono verificarsi scene piuttosto ricorrenti. I festeggiati ringraziano pieni di gratitudine davanti al loro pubblico più o meno pagante per il regalo ricevuto, sia esso la più inutile delle fetecchie o la più preziosa e sentita delle trovate.
Spesso alcune allegre variazioni sul tema possono complicare il lavoro del ricevente, che deve sopportare sorridente l’ultimo sforzo richiesto prima del premio finale. Sto parlando di scatoloni fuorvianti o appositamente appesantiti (vero Antonè?), confezioni matrioskate o fastidiosi ammassi di ritagli di giornale. Ma in realtà volevo parlare anche di altro.

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