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Ritardatario

Dopo un anno e mezzo (appena, tsk) di prestito-prova mi hanno chiesto indietro un multieffetto per chitarra, una pedaliera Boss.
In realtà non ho mai trovato il giusto feeling con questa diavoleria anni 80 e i suoi suoni freddi e plasticosi… no, e poi che nervi quel display illeggibile anche da pochi centimetri, e i tastini minuscoli da giapponesi, no no meglio così.
Il giorno seguente però ho iniziato a preoccuparmi, ho ripensato a vecchi errori (ricordate amici chitarristi: mai svendere i pedali quando si è in bolletta, MAI) e nuove perplessità (ampli a transistor a buon prezzo o valvolare delicato e costoso?) più o meno di realistica soluzione, pipponi mentali datati e segnati da un’amara conclusione: in tutti questi anni non ho ancora trovato il “mio suono”.
Non solo, un pò per ignoranza, mooolto per perenne carenza di liquidi, e un pò per voluta e snobistico distacco
non ho mai imparato niente sui fondamenti della tecnica chitarristica, intesa nel senso più ampio del termine. Se è vero infatti che la chitarra è uno degli strumenti più facili da imparare, è altrettanto vero che dopo aver acquisito le basi non ho fatto grandi progressi. Su questo argomento ci sono state discussioni infinite con i miei amici, che spesso avevano per protagonista The Edge, le chitarre scordate di Keith Richards o le canzoni immortali di Lou Reed, per non parlare del Punk, tutta grande musica costituita da poche note e molta intuizione, ma lasciamo perdere.
La verità è che io sono cresciuto a pane e Nirvana, e rimanevo affascinato anche dal menefreghismo tecnico di Cobain: 3-4 pedali al massimo, Territorial Pissing fu registrata con la chitarra attaccata direttamente al mixer, i bassi e le tonnellate di feedback oscillante nell’Utero by Steve Albini, le sue Fender sempre Made in Japan, anche se molto probabilmente perchè spaccarle alla fine di ogni concerto è bello ma alla lunga un pò costosino.

Arrivo quindi con anni di ritardo nel mondo dei Guitar Geek, pronto a cercare di spendere bene cifre comunque ridicole per questo mondo, indeciso fra le decine di effetti apparentemente simili e impossibilitato a provare in un negozio degno di questo nome. Allora cerco di leggere il maggior numero di discussioni e pareri, le review di Harmony Central o i consigli dei maniaci di Accordo ecc. ecc.
Capirete quindi quanto sia difficile orientarsi e districarsi fra impressioni tanto diverse e ovviamente soggettive, perciò ho iniziato a cercare anche il maggior numero possibile di dimostrazioni audio-video di questi effetti per chitarra, scoprendo un fantastico mondo di giornalisti-chitarristi promoter, di cui vi parlerò presto.

Andrè invidioso con la bava: Cazzo ci devi fare con 5 delay?
Agnell*x (Offlaga Disc* Pax): Veramente ne ho 6, uno lo tengo vicino all’amplificatore. E poi ne ho due in valigia, non si sa mai…

dm,

23 September, 2006 @ 13:36

Io suono solo “Il gorilla” di De André con la chitarra classica. Ed è l’unica di De André di cui non so il testo. Questo perché ho sempre rifiutato di memorizzare “Chitarristi in 24 ore”, quell’allegro libercolo che formò tutti voi chitarrari 80-90s. Peccato, perché quello di cantautore-come-De-Gregori è uno dei due sbocchi che ho sempre considerato possibili - se solo avessi iniziato prima e seriamente. (L’altro è fantasista-come-Platinì.)

totonno,

24 September, 2006 @ 21:31

ho letto grandi cose anche del distorsore rat che si vede in foto, tu ne sai di più?
io so solo che è quello che schiaccia coxon prima di volare sul muro nel video di song2.
wooohooooooooooo when i feel heavy metal…

andrè,

25 September, 2006 @ 07:58

Si parla un gran bene di tutta la famiglia dei ratti, in particolare del fratellino palestrato Turbo.
A me però attizza di più il Big Muff, magari nella versione sovietica e modificata.

Ed Wood,

7 October, 2006 @ 11:10

L’agnello esagera sempre. Io sono felice con il mio ridicolo mini delay danelectro, il mi ocool cat che non uso mai ma che è tanto bello da vedere e il mio overdrive. Bel blog comunque.

andrè,

10 October, 2006 @ 15:39

E’così bello perchè si avvicina alla morte.

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