C’è un momento, in tutte le cene di laurea, così come in molti compleanni e cerimonie in genere, in cui si recita.
Ok, in fondo si recita sempre nella vita, ma senza tirare in ballo Pirandello o teorie sull’uomo come attore sociale, diciamo allora che ci sono alcuni momenti in cui si recità MOLTO DI PIU’. Un esempio tipico è il momento dello scartamento dei regali.
In questi complessi rituali di scambio simbolico ed economico possono verificarsi scene piuttosto ricorrenti. I festeggiati ringraziano pieni di gratitudine davanti al loro pubblico più o meno pagante per il regalo ricevuto, sia esso la più inutile delle fetecchie o la più preziosa e sentita delle trovate.
Spesso alcune allegre variazioni sul tema possono complicare il lavoro del ricevente, che deve sopportare sorridente l’ultimo sforzo richiesto prima del premio finale. Sto parlando di scatoloni fuorvianti o appositamente appesantiti (vero Antonè?), confezioni matrioskate o fastidiosi ammassi di ritagli di giornale. Ma in realtà volevo parlare anche di altro.
Poco tempo fa ho partecipato alla cena di laurea di una novella dottoressa in architettura. Conoscevo a malapena la festeggiata e il suo ragazzo, figurarsi gli altri cinquanta parenti+amici maceratesi accorsi per l’occasione.
Imbarazzo imbarazzo, spartizione infelice dei tavoli ecc ecc, finisco infine al solito tavolo sfigato con puzza del cesso vicino annessa che è comunque sempre più sopportabile delle discussioni in corso nel tavolo. La cena è veramente pessima ma scorre veloce, e si arriva così al momento fatidico dello scartamento. Io tra l’altro il mio regalo alla festeggiata l’ho già dato da ore, all’ingresso: una Tristissima penna cicciotta Faber Castell legno+alluminio=tradizione+modernità, e quindi trepido men che meno per la solita recita.
A giudicare da applausi e dai cori che salutano l’ingresso nella sala del ristorante di un gigantesco pacco quadrato, si intuisce che a questo regalo ha partecipato il 99% dei presenti. L’incitamento sale sempre più, mentre la festeggiata scarta emozionata il cubo, ma è la solita bufala. Il cubo è pieno di cartacce, e una scatolina.
La festeggiata apre e c’è un biglietto con un buono con l’intestazione del più costoso negozio di arredo e oggetti di design della città.
“Nooo… “
A quel punto tutti tranne me sembrano aver capito.
“il pouff di Zanusoooo, grazieeeee….”
Il rituale a questo punto dovrebbe chiudersi con i ringraziamenti, ma la ragazza in questione, solitamente posata e tranquilla, e che credo fosse addirittura sobria, inizia a piangere felice. Ringrazia urlando con voce rotta dal pianto, nella commozione generale. Un finale parossistico, che testimonia la sua gratitudine verso i suoi amici che le hanno donato un oggetto che rappresenta il suo buon gusto, puntuale e degno coronamento dei suoi studi.
Ma io non sono sicuro di aver capito bene: “Scusa, ha ricevuto… un pouff?”
Alla seconda risposta del tipo - “Sì, di Zanusoooo, madò è costosissimo!!!”"Che figata, lo voleva tanto, lei si intende così tanto di design”- ho pensato due cose:
1) L’architettura italiana non è messa bene;
2) Forse sono finito in un vecchio post di Totonno.
Fricat,
1 June, 2006 @ 22:48
Zanusooo…Già vedo questa parola nei vocabolari del futuro.hihihi.
Che zanuso! Ma la tipa è ancora tua amica?