Oltre ad essere entrambi due insulsi e caciaroni film d'azione travestiti da fantascienza, Io, Robot e The Island hanno un altra cosa in comune: un uso sfacciato del Product Placement, ovvero:
Dal numero 4 della rivista online di Cinecittà
Con il termine Product Placement (p.p.) viene indicata una tecnica di marketing, per la quale sia stata prevista una valorizzazione economica, che prevede l’inserimento volontario di un prodotto o di una marca ( brand) in un contesto narrativo. Il p.p., vietato fino a poco tempo fa per i film italiani, è divenuto solo dal 2004 con un decreto legislativo, collegato alla legge Urbani di riordino sul cinema, un possibile strumento di reperimento di risorse finanziarie per le nostre produzioni cinematografiche, specie in tempi di crisi.
Pubblicità palese appunto, addirittura fin dai titoli iniziali nel film di Bay.
Secondo un sondaggio contenuto nello stesso articolo, sembra che gli spettatori italiani siano sostanzialmente indifferenti a questo tipo di pubblicità, e bisogna ammettere che alcuni pastiche cinema-pubblicità abbiano prodotto in passato anche risultati fenomenali come la stanza-Ikea in Fight Club (ma non solo) o il celebre sketch del Vat-69 in Febbre da Cavallo. Tutto bene quindi? No, decisamente no, perchè proprio per operazioni del genere nel cinema italiano, oltre ai soldi manca troppo spesso il buon gusto e il senso del limite, e rischiamo davvero pessime figure.
totonno,
15 May, 2006 @ 17:55
qualche giorno fa mi è capiatato di vedere i guardiani della notte (http://www2.foxsearchlight.com/nwnd/) ed era ridicolo notare come i russi sono molto meno sgamati con queste cose. le inquadrature con il logo MTS (una compagnia di cellulari russa) e soprattutto quelle in cui compariva il marchio nestlè erano assolutamente lente ed inutili ai fini della storia.