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Archive for September, 2005

Ikea=morte: nartra miniodissea romana

E insomma sò tornato aRoma, dopo stavolta cahamaghina che poi c’avevo er pomeriggio libero da passare tipo via crucis a l’ikea.
La mattina tutto fila liscio, la mia pianificazione auto-metro si rivela pe na vorta perfetta e arrivo a Ottaviano. Scenno e però m’accorgo che pe raggiunge st’alberghetto der briefing me tocca attraversà S.Pietro. A proposito, mica o sapevo che ce stanno pure guardie svizzere a dirigge er traffico, so vestite de blu e smistano i maghinoni che entrano in Vaticano.
Vabbè, vado oltre e pe fa prima, attraverso er colonnato e la piazza proprio, e me-no ma-lee che nun è mercoledì sennò me toccava pure de schivà mijoni de pellegrini e l’angelus (che già nun se sopporta er bignami suha baia, figuramose l’origginale).
Er briefing è sempre na bona occasione pemparà tante parole nuove tipo key selling point o appealing leaflet, crowner ecc. A parte questo l’unica novità è che pure HP mo lancia 2-3 stampanti cohe cartucce-serbatoio a 6 inchiostri separati. Finito er briefing torno alla macchina e parto per il quasinuovo Ikea Porta di Roma.
L’impatto è notevole, e io purtroppo non ho con me la fotocamera…


In una zona periferica depressa e centementificata, colorata solo dagli incolti ecco il colosso blu, per l’occasione attaccato da un violento temporale. Il negozio è funzionale da alcuni mesi, ma intorno è tutta una distesa di cantieri, sbancamenti, transenne, cavalcavia e rampe labirintiche. Mentre cerco di raccapezzarmi fra rotatorie, sensi vietati segnaletica giallo-temporaneo la pioggia e l’alienazione aumentano, e mi sembra sempre più di guidare nell’isola di Ballard.
Parcheggio e inizia il tour arredamentizio: ero già stato per caso all’Ikea di Bologna tanti anni fa ed ero stato recentemente avvertito, ma niente, eccomi qua e per di più con una femmina che conosce il catalogo a memoria.
Ora, credo che ci sia poco da dire sull’interno senza tirare in ballo il dibattito sul “genocidio culturale” di corporation come questa o ironizzare sui cibi e nomi svedesi. Chiuso abbastanza presto il capitolo divano con un nulla di fatto, ho trascorso le successive 6 ore a elucubrare (molto), comprare (poco), dissuadere (meno del previsto) e soprattutto a camminare e schivare carrelli e oggetti con le gambe stanche da parecchie ore, insomma a cacarmi il cazzo come raramente.
L’unico brivido del pomeriggio è stato che a un certo punto ho realizzato di aver perso il cellulare.
Sì sì, perso. cellulare. DENTRO IKEA.
Faccio un 5 km di schivamenti per tornare a controllare in macchina, dove fra un rosario di bestemmie e l’altro non si trova.
Rientro con la iperflebile speranza che invece di finire nel culo di qualche cliente testa-divani qualche dipendente-modello l’abbia trovato e, in quel caso l’abbia consegnato alla direzione invece di imboscarselo.
Mentre cammino verso gli sgroppini però inizio ad autoconvincermi che sarà così, perchè sarebbe perfetto, sarebbe così… tipico, e calzante per il loro politicallyultra correct .
Sì, sarà così, non puoi perdere il cellulare all’Ikea, in un negozio così buono che vicino ai bagni ti mette a disposizione una stanza relax nel caso ti sentissi male, non sei mica nel parcheggio di un Ipercoop qualsiasi, sì dai è fatta, l’hanno trovato, ne sono sicuro.
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Settembre decisivo

ikea=morte scrive:
…magari ci saranno giorni migliori
tra l’altro nel mio programma d’esame
ci è uscito
un bellissimo pezzo di sini
su un saggio di Lévi Strauss
di 50 e passa anni fa
ma attualissimo
parla del confilitto di civiltà
mi sarebbe piaciuto metterlo sulla baia
l’argomento è trito e ritrito
ma attuale
e quel pezzo è bello
ma non ho proprio tempo
e cmq, ormai posso collegarmi ogni morte di governatore di banca d’italia…
vabbè

Dominus Tecum potrebbe non rispondere. Lo stato è impostato su Non In Linea

Con l’età

Quando l’ho conosciuta aveva solo tre cassette sul comodino della sua spoglia cameretta di studentato: Dirt degli Alice In Chains, Versus dei Pearl Jam, e un oscuro album dark-metal che non ricordo, un pò poco per giudicare ma comunque era un inizio confortante.
I suoi preferiti si rivelarono però i Depeche Mode e altre derive anniottantesche tipo Cure e Cult.
Solo tempo dopo mi confessò sorridendo di possedere il 45 giri di Paranoid dei Black Sabbath e mi regalò un bellissimo doppio vinile di Hendrix al suo ritorno da Londra: l’affinità musicale c’era.

Così, un pò per servilismo della gleba, e un pò per il gusto di essere la sua guida musicale iniziai a copiarle cassette e facevo compilation e copiavo cassette ecc.
Le feci conoscere i dEUS e mi accompagnò al leggendario concerto interruptus del 1999.
Poi comprai il masterizzatore così iniziai a fare cd e compilation cd e stampare copertine e così via, solo che pian piano mentre la colonna di cd saliva il suo interesse scendeva.
Sempre meno richieste o curiosità verso questo o quell’altro gruppo, niente più risa ma sguardi compassionevoli per l’air guitar o gli stacchi di batteria che da sempre mimo al volante.
Grazie agli mp3 finalmente avevo la possibilità di scoprire musica e band fino ad allora solo sognate. Senza firmare pacchi di cambiali e aspettare mesi in squallidi negozi, i miei ascolti finalmente crescevano in qualità e quantità, ma niente… ormai l’avevo persa.
Questo magma indiestinto di nomi e suoni sempre nuovi ascoltato passivamente, aggiunto alle pippe mentali e ai problemi delle mie reali e precarie esperienze musicali aveva provocato in lei una completa desensibilizzazione musicale.

Ormai sono quindi abituato a non condividere più con lei una delle mie passioni più grandi, ma qualche giorno fa, mentre camminava assorta per casa, ha canticchiato.
In sottofondo c’era questa canzone (tasto destro del mouse, salva oggetto con nome).
Io, senza farmi vedere, ho sorriso per un lungo istante.
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