Avvertenza: post vecchio e lagnoso e quindi mai pubblicato che però oggi mi andava di riciclare.
Da circa duequattro mesi vivo-convivo in un microappartamento al centro.
Dopo vent’anni di periferia abbastanza seria e quasi dieci di pendolarismo universitario potete immaginare quanto sia forte lo stacco e quanto la mia vita stia cambiando.
Come previsto la casa e le sue nontantomicro spese responsabilizzano, mi sembrano lontanissimi i tempi dei festini aquilani con le telefonate dei vicini esasperati alle 4 di mattina e lo strato di mbroffa (alcolici di hard-discount impastati con cicche di sigarette e altri rifiuti) per terra, ma tutto questo era prevedibile ed è abbastanza deprimente da leggere.
Voglio raccontarvi invece cosa NON avevo previsto:
-Per vent’anni dal quinto piano del mio palazzone di periferia il sottofondo è stato:
Traffico costante ma non vicinissimo, l’urlo disperato delle marmitte degli scooter lanciati a velocita folli nel rettilineo sotto casa, le sirene delle ambulanze del vicino ospedale. Raramente si riusciva a udire il vociare di qualche urlatori o bambini che giocano, più spesso tifosi e giocatori del vicino campo di calcio.
Adesso invece sono al primo piano, la strada è quasi chiusa al traffico e non ho i doppi vetri, quindi, si sente, TUTTO.
E’ come una continua e forzata “socializzazione involontaria” peggiorata dalla necessità estiva di tenere le finestre aperte. La curiosità di ficcanasare i discorsi dei passanti e i commenti alla vetrina dell’agenzia immobiliare o le riunioni del partito lì vicino spariscono subito tra: vociare indistinto; saluti con battuta urlati in dialetto, perlopiù rivolti al popolarissimo macellaio sotto casa; sghignazzate o rutti del popolo della notte in uscita dai locali del centro; scolaresche isteriche ora in vacanza per fortuna ai tacchi, insomma inizio solo ora ad abituarmi a questa rumorosa compagnia.
Il supplizio sonoro peggiora ulterirmentegrazie alle brillanti iniziative dell’amministrescion picena! Oltre a puntare l’altoparlante della filodiffusione verso la mia microabitazione per ogni fiera di stocazzo o mercatino di stamichia, ho dovuto sopportare il suono dei tamburi (e a volte delle chiarine) di ben CINQUE rievocazioni medievali (più le relative prove ogni tanto) dietro casa.
In particolare per la gara degli arcieri oltre il disco di Bryan Adams messo in loop per tutto il pomeriggio mi sono dovuto sorbire gli urli uno speaker psicolabile che dirigeva lo svolgimento del torneo in pieno Hartman-style…
Cadenze monotone e marziali che scandiscono da una vita le tristi e immobili estati ascolana.
Poi ci sarebbe tutto un discorso sul fatto che io ero abituato a suonare in camera a tutto volume ma lasciamo perdere, perchè tanto la medaglia d’oro del fastidio non va a un rumore ma ad una scritta (la foto sotto), che non so se per la teoria della Gestalt o per quale cazzo di riflesso involontario mentalmente rileggo ogni emerita singola e santa volta che mi affaccio. Di questo passo qualcuno potrebbe pensare che mi guadagnerò il paradiso ah ah ah. ah.

mogwai - new paths to helicon part 1