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Ikea=morte: nartra miniodissea romana

E insomma sò tornato aRoma, dopo stavolta cahamaghina che poi c’avevo er pomeriggio libero da passare tipo via crucis a l’ikea.
La mattina tutto fila liscio, la mia pianificazione auto-metro si rivela pe na vorta perfetta e arrivo a Ottaviano. Scenno e però m’accorgo che pe raggiunge st’alberghetto der briefing me tocca attraversà S.Pietro. A proposito, mica o sapevo che ce stanno pure guardie svizzere a dirigge er traffico, so vestite de blu e smistano i maghinoni che entrano in Vaticano.
Vabbè, vado oltre e pe fa prima, attraverso er colonnato e la piazza proprio, e me-no ma-lee che nun è mercoledì sennò me toccava pure de schivà mijoni de pellegrini e l’angelus (che già nun se sopporta er bignami suha baia, figuramose l’origginale).
Er briefing è sempre na bona occasione pemparà tante parole nuove tipo key selling point o appealing leaflet, crowner ecc. A parte questo l’unica novità è che pure HP mo lancia 2-3 stampanti cohe cartucce-serbatoio a 6 inchiostri separati. Finito er briefing torno alla macchina e parto per il quasinuovo Ikea Porta di Roma.
L’impatto è notevole, e io purtroppo non ho con me la fotocamera…


In una zona periferica depressa e centementificata, colorata solo dagli incolti ecco il colosso blu, per l’occasione attaccato da un violento temporale. Il negozio è funzionale da alcuni mesi, ma intorno è tutta una distesa di cantieri, sbancamenti, transenne, cavalcavia e rampe labirintiche. Mentre cerco di raccapezzarmi fra rotatorie, sensi vietati segnaletica giallo-temporaneo la pioggia e l’alienazione aumentano, e mi sembra sempre più di guidare nell’isola di Ballard.
Parcheggio e inizia il tour arredamentizio: ero già stato per caso all’Ikea di Bologna tanti anni fa ed ero stato recentemente avvertito, ma niente, eccomi qua e per di più con una femmina che conosce il catalogo a memoria.
Ora, credo che ci sia poco da dire sull’interno senza tirare in ballo il dibattito sul “genocidio culturale” di corporation come questa o ironizzare sui cibi e nomi svedesi. Chiuso abbastanza presto il capitolo divano con un nulla di fatto, ho trascorso le successive 6 ore a elucubrare (molto), comprare (poco), dissuadere (meno del previsto) e soprattutto a camminare e schivare carrelli e oggetti con le gambe stanche da parecchie ore, insomma a cacarmi il cazzo come raramente.
L’unico brivido del pomeriggio è stato che a un certo punto ho realizzato di aver perso il cellulare.
Sì sì, perso. cellulare. DENTRO IKEA.
Faccio un 5 km di schivamenti per tornare a controllare in macchina, dove fra un rosario di bestemmie e l’altro non si trova.
Rientro con la iperflebile speranza che invece di finire nel culo di qualche cliente testa-divani qualche dipendente-modello l’abbia trovato e, in quel caso l’abbia consegnato alla direzione invece di imboscarselo.
Mentre cammino verso gli sgroppini però inizio ad autoconvincermi che sarà così, perchè sarebbe perfetto, sarebbe così… tipico, e calzante per il loro politicallyultra correct .
Sì, sarà così, non puoi perdere il cellulare all’Ikea, in un negozio così buono che vicino ai bagni ti mette a disposizione una stanza relax nel caso ti sentissi male, non sei mica nel parcheggio di un Ipercoop qualsiasi, sì dai è fatta, l’hanno trovato, ne sono sicuro.

post inviato via connessione gprs dal MIO cellulare ^__^

Anto,

12 September, 2005 @ 12:10

e come l’hai ritovato?

andrè,

12 September, 2005 @ 15:40

Cara Anto, non sottovalutare la potenza della cortesia.

mucio,

12 September, 2005 @ 21:02

Cioè hai tirato fuori lo shotgun facendo cia-clak!

andrè,

12 September, 2005 @ 21:30

No no, è bastata una firma :)

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