Entroterra marchigiano o abruzzese. C’è un atmosfera di euforia, tutti allegri, tutti carichi, la compagnia non sembra male; in un remoto angolo della mia mente penso che forse è la mia festa di laurea.
Siamo in un parcheggio probabilmente: le ordinate e austere colonne di cemento armato contrastano con l’allegria e i colori dei partenti. Partenti sì, ma per dove, e per cosa?
Roma, anzi Fiumicino mi dicono. Sì deve essere così per forza, l’ipotesi di una megafesta o di un weekend fuori mi sembra troppo debole. Solo una vacanza o si festeggia qualcosa? Vabè.
Insomma stiamo per partire, e incredibilmente non devo prendere la macchina quindi inizio a capire che è un sogno.
Si decide che mi accompagnerà nonsochi: poteva capitarmi sicuramente di peggio ma continuo a guardarmi intorno.
Sistemo distrattamente le borse nel bagagliaio di N. cercando di riconoscere qulache faccia conosciuta fra le auto in partenza. Riprendo improvvisamente le borse e inizio a correre: Nonsochi mi guarda con il punto interrogativo in testa.
“Vado con loro, ci vediamo dopo, ok? Grazie eh!”
Corro verso una macchina bianca che si è fermata ad aspettarmi, è una limousine. Apro lo sportello e dentro, stravaccate sulle poltrone di pelle scura ci sono Kris & Kris. Mi salutano in modo ovviamente esagerato e urlano all’autista, un clone di George Foreman, “Pahtiammoo, comeonn” “yeahhh”.
Pian piano i miei timpani iniziano ad abituarsi e cerco di godermi i lati positivi di questo viaggio: in fondo bere long drinks a ruota stravaccato nel sedile posteriore di una limo con fantastici upskirt e qualche palpatina non è poi tanto male.
Arrivato ormai al 5° grado della papponeria (scala Briatore) inizio però a capire che non stiamo andando a Roma, bensì a Pescara dove dovremo separarci per cause a me ignote.
A Pescara vengo scaricato tra saluti bacetti carezze e phonenambbars e promesse di rivadeccci.
Ovviamente depresso chiamo la mia amica pescarese Y (già collaudata compagna di sventure) che però non risponde. Cerco un mezzo per andare a casa sua. Mi ritrovo su un mezzo a due ruote: potrebbe essere una bici come uno scooter come una moto, non si sa. Quello che so è che inizia a piovere, sembra improvvisamente autunno e devo schivare il traffico pescarese.Inizio a salire col mio trabiccolo, ulteriormente appesantito dai bagagli, su muretti e monumenti con un direi mmh… 3° grado dell’ equilibrismo scala GTA. Cerco un riparo e riprovo a telefonare ma Y proprio non mi risponde.
Nello sconforto crescente lascio la bici ed entro nella stazione alla ricerca di un mezzo di trasporto per Roma, solo che dietro le porte di vetro dell’imponente stazione di Pescara invece dei soliti tabelloni e scale mobili trovo uno scassato sottoscala in cemento pieno di tipi molto “strani” e colorati. Con strani non so bene cosa intendo, ricordo di aver pensato che sembrava una scena “da video dei Chemical Brothers” e basta.
Prendo una scala sulla sinistra e scendo verso un’uscita ma, come stavo iniziando a sospettare, non sono più a Pescara, ma in una città inglese. Vicino a me c’è un ragazzo, e gli chiedo disperato “Where am I?” con gli occhi sbarrati e il tono di voce disperato-apocalittico. Penso che mi piacerebbe guardarmi dall’esterno, sarebbe una bella scena, da storia sulle dimensioni parallele e roba del genere…
“London” mi risponde il ragazzo nel suo inevitabile accento italiano sorridendo comprensivo.
Explosions In The Sky - A Poor Man’s Memory
dementia,
16 August, 2005 @ 19:04
nn so perché ma mi sento in parte responsabile …abruzzo, fiumicino, london…
London calling
Sveriges answering