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Big Stone Quest


C’è ancora un pò di neve sul Gran Sasso nonostante il caldo degli ultimi giorni.
Anche stamattina c’è un sole splendido, forte e molto attratto dalla mia maglia nera, ma sopporto volentieri, anche grazie alla fresca brezza primaverile che lascio entrare dal finestrino.
Qualunque pendolare finisce per odiare o rimanere insensibile alla strada che è costretto a percorrere continuamente ma davanti a tanta bellezza oggi non posso restare indifferente. Guido sui cavalcavia dell’A24 che tagliano in due la splendida valle siciliana con gli Explosions In The Sky in sottofondo.
Dopo settimane e settimane di freddo e neve da queste parti anche i colori dell’erba e del cielo sembrano esplodere, ma con ordine. Inoltre non c’è traffico, niente nessuna auto. Bellissimo.
C’è solo un tir bianco in lontananza, oltre il paesino “abusivo” di Cerchiara. Lo raggiungo poco dopo l’ingresso del traforo.


Un paio di chilometri più avanti però, dove la strada si restringe perchè la corsia di destra è riservata all’entrata dei laboratori, l’autotreno inizia a rallentare. Rallenta tanto, decisamente troppo; procediamo ormai a trenta all’ora, accendo le “quattro frecce” e guardo preoccupato negli specchietti. Ormai è chiaro che c’è qualche problema e infatti il tir si ferma del tutto. E adesso? Merda, si è piantato in mezzo al traforo cazzo cazzo… e se trasportasse materiale infiammabile, se arriva una macchina a tutta velocità? Se non si sposta qua succede un disastro…
Inizio a cercare il gilet catarifrangente quando il portellone posteriore del rimorchio si apre.
Scendono due persone con delle tute nere, una si avvicina al mio finestrino. Inizia a bussare e a farmi cenno di scendere, noto la fondina di una pistola. L’altro invece sembra più interessato alla strada, ma è comunque tranquillo; evidentemente era tutto programmato e il traffico è stato bloccato.
Non mi resta che scendere, e solo allora mi accorgo che siamo davanti all’ingresso dei laboratori. La porta metallica che tante volte ho guardato con la coda dell’occhio inizia ad aprirsi e vedo due persone in piedi dietro che stanno aspettando.
Mi avvicino e li riconosco: sono Antonio Zichichi e Rita Levi Montalcini.
Resto a bocca aperta sotto la luce lampeggiante dell’apertura meccanica, non so davvero cosa dire o pensare. Ecco, qui ci vorrebbe una frase ad effetto, oppure dovrei sentirmi rassicurato da questi giganti della scienza, e invece sono ancora più spaventato. No, ho proprio la nausea, e probabilmente la Levi Montalcini se ne accorge perchè mormora qualcosa in un piccolo microfono e pochi istanti più tardi arrivano correndo due uomini vestiti da infermieri.
Mentre faccio qualche inutile passo indietro, vedo uno dei due estrarre dalla tasca una bomboletta, e arrivato a pochi metri da me si ferma e abbassa la mascherina mostrando il suo volto.
E’un altro Zichichi; è un clone perfettamente identico a parte i capelli neri e il camice verde. Sto per sentirmi male. Anche l’altro si toglie la mascherina. La stessa faccia, le stesse guanciotte, solo i capelli cambiano. Anche loro, i due tizi scesi dal tir, adesso che li guardo meglio, e anche un operaio che era di spalle. Mi sogghignano minacciosamente e mentre penso al video degli Aphex Twin il primo clone mi narcotizza con lo spray.
continua (forse) …

mp,

6 May, 2005 @ 13:56

ottimo inizio. e comunque uscire dal traforo sul mitico 1 minuto e 39 di yasmin the light degli explosion dev’essere stupendo

Sguimpy,

6 May, 2005 @ 14:06

Secondo me mentre dormi la Rita Levi ti violenta e Zichici guarda arrapato…..maronna che schifo!

simone,

6 May, 2005 @ 14:18

Guido sui cavalcavia dell’A24 che tagliano in due la splendida valle siciliana… eh? siciliana. uhm.

andrè,

6 May, 2005 @ 15:37

Sì, siciliana.

Giordano,

6 May, 2005 @ 21:22

André sto anch’io a L’Aquila fino a domenica mattina, ma non ho internet. Solo 56 k a gettone! :-(

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