Communication Breakdown
Sicuramente avrete visto anche voi le vagonate di preti, cardinali, diaconi, ciellini, presidenti di azioni cattoliche e clerosgroppini di quart’ordine che hanno invaso gli studi televisi da un paio di giorni.
Però più che i contenuti di tutti questi morbosi* discorsi celebrativi di circostanza che si susseguono senza sosta mi colpisce molto la forma di tutto questo parlare.
Vengono intervistati i personaggi più diversi: rabbini, musulmani, anestesisti, ortodossi, seminaristi, compagni di gioventù del papa, filosofi ecc. e tutti cercano di essere rassicuranti, ispirare saggezza, creare pathos parlando l-e-nn-ta-meeennte. Nonostante gli accenti più improbabili parlano placidamente, sono affabili, sereni e consapevoli.
Mentre il conduttore di turno ascolta sorridendo benevolmente i tempi e le pause rodate in anni di preghiere, messe o altre liturgie si sostituiscono ai normali talk show urlati. Niente di più lontano dai “tempi televisivi” a cui siamo abituati, e questo potrebbe anche essere un bene, ma per adesso è più lo “stacco” che mi impressiona.
Ovviamente guardo la tv il meno possibile durante questa colossale veglia mediatica ma anche ascoltando la radio ieri sera in macchina ho avuto lo stesso effetto di straniamento, e allora mi chiedo… una volta entrata in massa negli studi televisivi e radiofonici questa gente potrebbe riuscire a imporre un nuovo tipo di comunicazione? Oppure saranno loro a subire e a rivoluzionare la placida lettura delle sacre scritture?
Ascolteremo l’Ave Maria strillata da una suora che imita Simona Ventura? O Bonolis che chiede di cambiare il pacco con tono paternalistico da oratorio?
Intanto qualcosa di incredibile è già successo, stamattina Adriana Volpe indossava giacca e pantaloni.
P.S. ( in una ideale classifica di morbosità la pole position va a Luciano Onder che al tg2 di ieri sera che descriveva sorridendo il progressivo disfacimento degli organi del papa)
afterhours - male in polvere
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