Entrando a Roma da Nord sulla Salaria centinaia di cartelloni pubblicitari mi salutano annunciando “Il ritorno de il Monnezza”. La gionata fila via liscia fino alle due di notte, quando al momento di congedarci dal grande Sguimpy, io e Y scopriamo che il nostro autobus gira solo fino a mezzanotte.
Da Largo Argentina ci spostiamo a Piazza Venezia, sperando di trovare qualche linea notturna che si avvicini a Ponte Lungo, e aspettiamo fiduciosi davanti a un ragazzo che ripete ossessivamente una scala (credo) diatonica in fa sulla sua chitarra. Mentre mi chiedo quanto possano guadagnare gli anacronistici soldati immobili del Vittoriano arriva un autobus, chiediamo informazioni e l’autista (quasi accasciato sul volante) ci dice “prendete il 25, parte lì dietro”.
Il conducente del venticinqueenne conferma e, diventando stranamente scuro in volto parte con a bordo noi, una vecchia semimummificata e due slavi che urlano nei loro telefonini.
Ci accorgiamo ben presto che però l’autobus va verso nord, cioè nella direzione opposta.
>Vabè, dopotutto è una linea notturna, farà un giro lungo tenta di rassicurarmi Y mentre guarda perplessa la mia cartina del 1987 e ci sediamo stanchi e passivi a osservare dai finestrini questa strana e affascinante Roma senza traffico. L’autista va forte e le sospensioni solo virtuali del bus ci trasmettono continuamente violenti scossoni dovuti al pavè o alle tremende condizioni delle strade romane. Passiamo davanti allo stadio Olimpico e io sono ancora più preoccupato, non solo per gli obelischi fascisti ma perchè andiamo sempre più a nord.
Poco dopo lo scenario cambia, dalla zona del villaggio olimpico siamo ormai in una zona residenziale sulla Cassia, l’autista raggiunge anche gli ottanta all’ora mentre io e Y ci guardiamo scossonati e sconsolati.
Qualche chilometro dopo il pullman si ferma, l’autista si gira e ci vede:
“ma voi?”
>Eh
“Non dovevate scendere a Ponte Milvio?”
>No, Ponte Lungo avevamo detto
“Ponte Lungo… Ah. Qua stiamo proprio all’opposto, molto a nord, saremo a 60 km da Viterbo…siamo oltre il raccordo anulare (punta freccia rossa)”.

Dopo l’inevitabile sconforto seguito a queste parole la prospettiva è una sola: altri km e ore di autobus mi separano da un riposo che aspetto da quasi 24 ore.
“Bè guardate io sò 6 anni che faccio sempre il turno di notte e ne vedo tante, mi hanno pure intervistato quelli di raiuno una volta a me e un collega, io ho visto de tutto qua sopra: ragazzi che fanno sesso, quelli che si fanno le pere, risse, chi entra con siringhe sporche di sangue… a un collega l’anno scorso hanno piantato un cacciavite in un polmone, di tutto, qui dentro vedi di tutto. Abbiamo un pedale per le emergenze e oggi tutti gli autobus sono controllati via satellite, però è dura. ”
Nonostante pochi minuti prima volessi scuoiarlo per il suo deficit uditivo l’autista con i suoi aneddoti riesce almeno a distrarmi un pò:
“Ma pensa te, io me credevo che scennevate a Ponte Milvio, e nfatti ce sò rimasto perchè… poi ve faccio vedè chi ce sta là!”
E infatti quando ripassiamo davanti ad alcuni chioschi prima dello stadio…
“Guarda guarda chi ce sta…”
Io capisco e inizio a ridere, mentre Y azzarda un timido:
>eh..è una!
“No, è UNO, in questa zona sò tutti UNI” e inizia a lampeggiarli giocosamente spiegandoci che soprattutto il fine settimana c’è sempre il pienone e molti clienti prendono il suo autobus.
“Vedete, qua sulla Cassia corrono tutti de notte, ogni du alberi ce stanno i fiori… soprattutto adesso che inizia a fare caldo è pericoloso.” “Ah, questa è la tomba de Nerone”(spartanissima e circondata da palazzi normalissimi, mah…) “La settimana scorsa per i pellegrini c’hanno precettato, facevamo pure turni de 13 ore, ‘na cosa assurda”"Quello è il ministero daha Marina, guardate che ancore che ce stanno davanti…me servirebbero pe ’sto pullman che non c’ha più i freni”
Torniamo al punto di partenza, e il nostro cicerone la spara grossa bruciando la poca simpatia conquistata:
“E da lì sopra s’affacciava il nostro grande duce”. Io e Y ci guardiamo, ma siamo troppo stanchi per incazzarci. Sembra di vivere un incubo girato dal regista di “Lucignolo”, manca solo la voce over.
Alla fine saliamo nel pullman giusto, peccato che una metà dei presenti sia probabilmente in putrefazione a giudicare dalla puzza.
Davanti alla stazione Termini la polizia ci taglia la strada e blocca l’autobus per arrestare un ragazzino appena entrato. Poco dopo salgono altri tipacci e, un pò per la stanchezza un pò perchè l’autista di prima forse mi ha suggestionato inizio a preoccuparmi davvero. Sono un cafone di provincia ma sono stato anche in posti turbolenti, dal Bronx alle case occupate di Finsbury Park a Londra, però non ricordo di essere stato con i nervi così tesi.
Per fortuna al risveglio farò in tempo a tornare a casa in tempo per sfuggire all’entusiasmo dei papaboys per Benedikt; sopportare anche il lato luminoso della capitale sarebbe stato davvero troppo…
wilco - spiders(kidsmoke)
Alfredo,
20 April, 2005 @ 21:16
Che autista fico!!