

Non ce la facevo più ad aspettare e ho visto Ghost in the Shell 2 - Innocence in giapponese con sottotitoli (per fortuna veramente perfetti, comprendono anche la colonna sonora e tutte gli autori delle citazioni) in italiano.
Il primo GitS (a cui l’osannatissima trama di Matrix deve parecchio) mi era piaciuto molto, mentre questo seguito mi lascia un pò perplesso ma soprattutto pensieroso.
La trama in breve:
Batou è un cyborg detective della sezione 9 della polizia di pubblica sicurezza, le cui uniche tracce d’umanità risiedono nel cervello e nel ricordo di una donna chiamata Mayor. All’inizio del lungometraggio Batou, insieme al partner Togusa sono impegnati in un caso di strani omicidi. I killer sono delle marionette robot che dopo l’omicidio si suicidano esplodendo. Consultato il Coroner Haraway, le indagini si focalizzano sulla ditta Locus Solus. L’azienda ha immesso sul mercato nero robot dalle sembianze femminili, capaci di soddisfare i desideri sessuali degli acquirenti.
Visivamente è uno spettacolo, soprattutto la città bladerunneriana (a cui dedicherò l’immagine in alto per qualche giorno) e la tenuta di Kim, ma la sperimentale commistione di sequenze animate 3d-tradizionali a me proprio non convince. Lo stesso problema rovinava alcune scene della bellissima Città Incantata di Miyazaki, ma sto divagando…
Il film scorre piano, appesantito dalla presenza-assenza di Mayor e dai dubbi dei due investigatori; dubbi che trovano risposta solo in una serie (eccessiva) di citazioni illustri: da Grimm alla legge della robotica di Asimov a Cartesio o Confucio.
Innocence vuole soprattutto porre domande, farci riflettere su tematiche tutt’altro che superate Oshil, l’autore, dice: “per capire l’uomo devi cambiare prospettiva; nel mio film ho cercato di mettermi dal punto di vista delle bambole e deigli animali. Va ripensata una filosofia diversa, che metta sullo stesso piano l’uomo, gli animali e i robot. Se le bambole potessero parlare non c’è dubbio che urlerebbero: non ho mai voluto diventare umana.”
Perchè costruiamo robot e bambole antropomorfi? Siamo sicuri che sia tecnicamente giusto e vantaggioso o nella perfezione delle bambole cerchiamo di trascendere i limiti umani? E perchè le troviamo così inquietanti e affascinanti?
Vengono in mente i tormentati replicanti di Blade Runner, la loro metafora del rapporto uomo-Dio, creatore-creato… certo, niente di nuovo forse, ma mi ha dato molto da pensare…
dEUS - magdalene
simone,
15 April, 2005 @ 11:39
Ma è uscito Stink Bomb di Otomo?